NOTIZIE DAL 46°CONGRESSO NAZIONALE DEL NOTARIATO
La famiglia è al centro degli interessi dei notai, che chiedono di adeguare alle mutate esigenze le norme che regolano la vita dei nuclei, sempre più spesso plasmati da nuove dinamiche di aggregazione. E così dal 46° congresso nazionale del Notariato (Torino, 1315 ottobre) sono emerse quattro proposte di legge a tema. «Siamo e vogliamo essere sempre più i consulenti delle gente, i professionisti che aiutano i cittadini nei loro adempimenti e ne semplificano possibilmente la vita: dunque non potevamo non anticipare le richieste che arrivano in modo pressante dalla società», afferma Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato.
A una maggiore duttilità nella complessa regolamentazione di eredità e successioni mirano due delle riforme caldeggiate. «Da una più moderna disciplina della successione deriverà anche una maggiore dinamica del mercato immobiliare e del credito, sicuramente ostacolati dall’attuale precarietà della proprietà di provenienza successoria o ad essa riconducibile», dice Laurini.
Quanto alle altre due proposte, che entrano nel merito di questioni di condivisa evidenza, sono destinate a far discutere. L’introduzione di appositi "accordi prematrimoniali", questa una proposta dei notai, vuole riconoscere ai coniugi la possibilità di disciplinare, prima del matrimonio, i loro rapporti patrimoniali, anche in vista di un’eventuale separazione o di un divorzio. Sarebbe in tal modo consentita ai coniugi la gestione anticipata e consensuale dei loro rapporti materiali, evitando le negoziazioni post crisi, che trascinano un altissimo tasso di litigiosità.
Infine, il capitolo più delicato: l’introduzione di cosiddetti "patti di convivenza", che, precisano subito i notai, non sono una riedizione dei Pacs. Però è indubbio che la proposta vada a intercettare quella possibile sfera normativa, evocando suo malgrado le consolidate polemiche che vedono schierati in prima linea i vescovi italiani. La riforma auspicata si muove nell’ambito dell’articolo 2 della Costituzione, istituendo il "patto di convivenza" quale soluzione privatistica a cui chiunque può liberamente ricorrere per pianificare la propria sfera personale di interessi. L’atto andrebbe stipulato davanti al notaio, che provvederebbe alla trascrizione in un "Registro unico nazionale dei patti di convivenza", istituito presso Consiglio Nazionale del Notariato.
Questa proposta, attraverso lo strumento giuridico del contratto, riconosce la libertà di autodeterminazione della volontà delle parti che lo stipulano. «Il contratto concerne – precisa Laurini i rapporti patrimoniali relativi ad una vita in comune: non si tratta qui del riconoscimento automatico di diritti e doveri derivanti da una situazione di fatto», come l’"unione di fatto" o la convivenza. E dunque siamo lontani dall'orizzonte dei Pacs. «La nostra proposta prevede un patto di contenuto meramente economico, che prescinde dal tipo di legame affettivo e dal sesso dei contraenti», spiega Laurini.
Le parti possono così disciplinare diverse materie: le modalità di contribuzione alla necessità della vita in comune; la comunione dei beni acquistati anche da uno solo dei conviventi; diritti e obblighi di natura patrimoniale a favore dei contraenti, in caso di scioglimento del patto di convivenza; la possibilità di superare l’esistente divieto di patti successori, disponendo a favore del convivente nei limiti della quota di patrimonio disponibile. Possono poi essere previsti diritti e doveri di assistenza.
«Vogliamo essere chiari: riteniamo che la famiglia tradizionale sia il perno della società», osserva Laurini. «Ma proprio per questo crediamo che vadano regolate le altre forme di convivenza, accrescendo i diritti delle tante persone interessate».
FONTE : REPUBBLICA.IT
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